Succede anche ai massaggiatori più esperti. Anche quando fai tutto come si deve.
Hai sciolto le contratture, lavorato i trigger point e dedicato tempo e attenzione a ogni singolo muscolo.
Magari il cliente, lì per lì, ti ha anche ringraziato perché non si sentiva così sciolto e sereno da mesi.
Poi però sparisce per un paio di settimane e, quando torna, ti guarda come se non lo avessi mai trattato.
È tornato tutto: dolori, contratture, tensioni e infiammazioni.
A quel punto ti chiedi:
La maggior parte delle manualità che vengono insegnate ai massaggiatori lavora solo sui tessuti molli.
Quindi muscoli, fasce e trigger point.
Il che aiuta senz’altro ad alleviare i dolori, ridurre la tensione e sciogliere la contrattura — come quando tratti un trapezio carico di stress da postura davanti al PC…
Un quadrato dei lombi bloccato dopo ore in piedi…
O un collo rigido a seguito di una notte passata a dormire storto.
Spesso però i benefici durano quanto un fuoco di paglia.
Nella maggior parte dei casi non è un problema muscolare, bensì articolare.
Le articolazioni, quando sono in disfunzione, costringono i muscoli a entrare in ipertono per compensare.
È una reazione automatica del corpo: il muscolo si irrigidisce per proteggere una struttura instabile.
Tu puoi massaggiare il tessuto muscolare quanto vuoi.
Ma appena il cliente si alza, quell’articolazione “bloccata” non aspetterà mezzo secondo a mandare al cervello segnali di allarme che portano il muscolo a ricontrarsi.
Ecco perché puoi continuare a lavorare per ore su un trapezio, un paravertebrale o un gluteo contratto…
… ma se prima non liberi l’articolazione che quei muscoli stanno proteggendo, tornerai sempre punto a capo.
È come cercare di svuotare una vasca con un cucchiaio mentre il rubinetto resta aperto.
Questa sua mobilità rende la cervicale più vulnerabile a traumi e disfunzioni.
Basta poco per creare un’alterazione della sua meccanica: una postura mantenuta troppo a lungo…
Una posizione scorretta durante il sonno…
Un colpo di freddo…
O una semplice caduta.
Queste sollecitazioni creano microtraumi, compressioni, lesioni discali e piccole protrusioni che spesso passano inosservate — finché non causano sintomi sempre più evidenti.
Uno dei sintomi più comuni legati alla disfunzione cervicale è il mal di testa muscolo-tensivo.
Quel dolore sordo che parte dalla base del cranio, si irradia alle tempie e a volte arriva fino agli occhi.
Molti clienti lo descrivono come una pressione costante, un casco che stringe la testa o una morsa che non molla mai.
Quando la cervicale è in disfunzione, i muscoli profondi alla base del cranio — come il retto posteriore maggiore e minore — entrano in ipertono per compensare il blocco articolare.
Questi muscoli, oltre a essere ricchi di terminazioni nervose, si trovano esattamente in corrispondenza dei fasci nervosi cranici.
Il risultato è un’irritazione meccanica costante che manda segnali al sistema nervoso centrale e causa cefalea.
Ecco perché anche dopo un buon massaggio, il cliente dice di stare meglio ma il giorno dopo, il mal di testa torna come prima.
Il muscolo si è rilassato, ma l’articolazione è rimasta bloccata.
E quel blocco continua a generare tensione.
Solo quando liberi il tratto cervicale — soprattutto le prime vertebre (C0-C1-C2) — la zona suboccipitale smette di reagire e il mal di testa si spegne. Una volta per tutte.
Pochi lo sanno, ma anche molti disturbi digestivi possono avere origine in un tratto cervicale bloccato.
Vedi, dalla cervicale passa il nervo vago, il decimo nervo cranico responsabile del corretto funzionamento dell’apparato digerente.
Quando il tratto cervicale superiore è in disfunzione, può alterare la trasmissione degli impulsi tra cervello e intestino.
Il sistema entra in uno stato di allerta costante e va a compromettere processi come la motilità intestinale, la secrezione gastrica e persino l’assorbimento dei nutrienti. [3]
Il cliente te lo racconta come “pesantezza dopo i pasti”, “gonfiore”, “digestione lenta” — e difficilmente collega questi sintomi al tratto cervicale…
Ma se liberi il passaggio del nervo vago e ripristini la corretta funzione articolare della cervicale, la digestione torna a fluire.
E se ti dicessi che anche ansia, stress, irritabilità e sovraccarico emotivo possono avere origine in una cervicale bloccata?
Come già visto, il nervo vago attraversa il tratto cervicale superiore.
Ed è proprio questo nervo ad attivare il sistema parasimpatico: quello che aiuta a rilassarti, a rallentare il battito e a respirare meglio.
Quando la cervicale è in disfunzione, la trasmissione vagale si riduce e il corpo resta in stato di simpaticotonia: una modalità di allerta costante.
Più il tratto resta bloccato, più il sistema nervoso resta in iperattivazione.
Il risultato?
Difficoltà a rilassarsi. Stanchezza mentale. Insonnia. Aumento del cortisolo. Reazioni esagerate anche a piccoli stimoli. [4]
Trattare la cervicale vuol dire sbloccare la catena neurovegetativa e riportare il sistema nervoso gradualmente in equilibrio.
In sostanza, quando liberi la cervicale aiuti fin da subito a liberare anche la mente da stress, ansie e preoccupazioni.
Ecco perché, qualunque disturbo tratti — dalla testa ai visceri, dalle spalle all’umore — è molto probabile che la cervicale sia coinvolta.
E se non sei in grado di trattarla, il corpo continuerà a compensare. Sempre.
Il che ci porta al prossimo punto. Ovvero…
Non perché le tecniche articolari siano troppo complesse per gli operatori olistici, anzi.
Nelle nostre aule c’è sempre qualche massaggiatore in erba, ma nessuno ha mai avuto difficoltà ad apprendere e applicare manualità articolari.
Semplicemente, non sono molte le scuole che possono vantare di avere osteopati e fisioterapisti navigati tra i loro docenti.
Chi insegna, spesso, non conosce strumenti capaci di andare oltre il muscolare.
Ecco perché continui a formarti con corsi che parlano sempre di muscoli…
e mai delle articolazioni che quei muscoli stanno proteggendo.
Ciao, sono Massimo Filippi, Presidente di Zone Riflesse, una delle scuole più storiche d’Italia.
Siamo una scuola di formazione che da anni aiuta operatori olistici, massaggiatori e terapisti manuali a portare il loro lavoro a un livello più profondo.
Unendo conoscenza pratica, metodo, anatomia applicata… e formatori con esperienza reale sul campo.
Tra questi, troviamo in prima fila la Dott.ssa Sara Zorzut: osteopata, docente e terapista esperta in tecniche articolari.
È lei la tutor e guida del Bootcamp Online “S.O.S. Cervicale” che si terrà che sabato 29 novembre dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 17.00.
Stai cercando una formazione che unisca conoscenza teorica, esperienza clinica e tecniche applicabili da subito, senza fuffa né spettacolarizzazioni inutili (tipo il trust da palcoscenico).
Sei all’inizio del tuo percorso o sei già esperto: in entrambi i casi, troverai strumenti che ti faranno crescere come professionista e ottenere risultati più profondi.
Trattare i clienti senza manualità in grado di riportare la cervicale in armonia è come lavorare con le mani legate.
Dai il massimo, ma i benefici non rispettano le aspettative.
Il bootcamp “S.O.S. Cervicale” nasce per darti strumenti semplici, sicuri e subito utilizzabili per trattare la cervicale in modo più preciso, profondo ed efficace.
Una formazione pensata per chi, come te, vuole smettere di limitarsi a sciogliere tensioni — e iniziare a risolvere cause.
Si terrà online sabato 29 novembre, dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 14:00 alle 17:00.
Con la guida di Sara Zorzut, osteopata e docente esperta in tecniche articolari.
La registrazione è inclusa.
FONTI:
1 https://www.equivalente.it/it/news/3863-sei-italiani-su-dieci-con-cervicalgia-con-attenzione-a-postura-e-scarpe-basse-si-puo attenuarla
2 https://www.lazzarospallanzani.it/ernia-cervicale-come-trattarla/
3 https://www.hopkinsmedicine.org/health/wellness-and-prevention/the-brain-gut-connection/
4 https://my.clevelandclinic.org/health/body/23262-sympathetic-nervous-system-sns-fight-or-flight
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